
La realtà è sempre più complessa dell'immaginazione. Se poi si parla di Libia, lo è ancora di più. Così, dopo i primi sbandamenti, e qualche approfondimento, direi che almeno due elementi dell'equazione libica dovrebbero esserci chiari.
Prima di un eventuale intervento di natura militare occorre riuscire a mettere allo stesso tavolo le due principali entità politiche decisive nel paese: da un lato il governo di Tobruk, guidato da Abdullah al Thani e scaturito dalle, non molto partecipate, elezioni del 2014, poi cacciato da Tripoli e rifugiatosi a Tobruk. Questa entità ha come riferimento politico l’Egitto ed è contro sia i jihadisti, sia i Fratelli musulmani. Dall’altro lato il governo di Tripoli, formato da un cartello islamico moderato responsabile nel luglio del 2014 dell'allontanamento di al Thani, e che riconosce invece il vecchio Parlamento, il Congresso nazionale libico eletto nel 2012 e il premier Omar al Hasi. Questa entità ha come referente politico la fratellanza musulmana, ed è sostenuto dalla Turchia e dal Qatar. Un governo di unità nazionale tra le due parti rimane l'obiettivo principale, ma se dovesse apparire nell'immediato di difficile realizzazione, è cruciale che si lavori per la promozione di una strategia comune tesa a debellare i sostenitori del califfato astutamente inseritisi nel caos generato da e tra i due litiganti.
Il secondo elemento riguarda l’Europa. Tutto quanto avvenuto all'inizio del 2011 non solo in Libia ma anche negli altri paesi arabi attraversati dalla "primavera" poteva essere accompagnato da iniziative di carattere europeo più incisive e lungimiranti. Il presupposto era però di avere una leadership collettiva in sintonia e capace di visione rispetto ad una regione tanto vicina geograficamente quanto lontana per cultura e istituzioni. Invece sono stati, quelli, gli anni in cui il concerto europeo stonava non poco e la weltanschauung si riduceva più a far fare i compiti dietro la lavagna alla Grecia di Papandreu (unum castigabis, centum emendabis), piuttosto che investire nello state building in Nord Africa. Oggi abbiamo un'opportunità di rimediare, in parte, ai nostri errori, dobbiamo però essere uniti e dare forza ad un'azione comune libera dagli interessi particolari dei singoli stati membri già coinvolti in questo processo. L'Alto Rappresentante della UE si dedica con determinazione a favorire questo esito e, fortunatamente, non credo segua con la stessa attenzione le polemiche scatenate all'indomani della nomina, oltretutto concordata, dell'ex commissario Barnier come consigliere per la Difesa e Sicurezza del presidente Juncker.
Detto questo, su un altro aspetto bisogna invece fare chiarezza, perché grande spazio sembrano avere ricostruzioni storiche che sanno più di propaganda che di realtà. Allora, diciamo: è vero, quando è cominciato l’intervento contro Gheddafi siamo stati trascinati in un conflitto che non abbiamo iniziato e che in parte è stato auspicato da governi con interessi in parte confliggenti con i nostri. Però non possiamo tradurre questa verità nel rimpianto dei bei tempi andati, quando l'amico campeggiatore di Silvio Berlusconi tirava su le tende con le sue amazzoni (schiave, in realtà) all'interno. Possiamo fare lo sforzo di ricordarci chi fosse costui? O per dire che si stava meglio quando si stava peggio dobbiamo dimenticare tutto?
Gheddafi conteneva il terrorismo! Vero, nel senso che ne faceva un ricorso controllato e discrezionale, senza escludere, però, di far esplodere in volo aerei carichi di passeggeri (remember Lockerbie?).
Gheddafi conteneva l'immigrazione! Vero, nel senso che invece di farci vedere annegare a pochi metri dalle nostre coste gli emigrati e i rifugiati che avevano attraversato il deserto per arrivare alla costa Sud del Mediterraneo li faceva morire di stenti, se andava bene, in campi di concentramento nel deserto. Si può dire: occhio non vede, cuore non duole, rivelando lo stesso cinismo di chi oggi sostiene di lasciare donne, bambini e uomini sulle imbarcazioni, in mare. Una soluzione da testa sotto la sabbia.
Si può dire che Gheddafi era uno spietato dittatore divenuto ormai uno spostato incapace di gestire se non con la forza più bruta una società complessa in cui il riferimento statuale era e rimane assente. Ma potevamo noi italiani ed europei aiutarlo a contenere le rivolte, sia quelle spontanee che quelle indotte, a gestire la crisi facendogli fare passi indietro o di lato per permettere una transizione monitorata e non traumatica, capace di non far cadere il paese nel caos? Gheddafi non sembrava un gran ballerino e si può dubitare che avrebbe fatto i passi di danza necessari seguendo il suono delle nostre orchestre. Piuttosto, temo che avrebbe seguito la dottrina del suo collega Assad, sia padre che figlio, e cioè repressione senza alcuna esitazione, sempre e comunque, ad ogni costo.
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