Sui prezzi la Germania comincia a pagare l'effetto del rigore a tutti i costi, a cominciare da quello che perfino un settimanale compassato come Der Spiegel si è spinto a definire un feticcio: il pareggio del bilancio pubblico, uno dei temi prediletti dal ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble. Ma il Prodotto interno lordo è cresciuto lo stesso più del previsto: nel quarto trimestre 2014 Berlino ha messo a segno una crescita del Pil pari a +0,7% rispetto al trimestre precedente e a +1,4% rispetto allo stesso periodo del 2013. Il dato è superiore alle attese del mercato (+0,2% e +1,0%). Nei 12 mesi del 2014 la crescita del Pil si è attestata così a +1,6 per cento.
A Berlino hanno stappato lo champagne quando si sono accorti di aver raggiunto nel 2014, con un anno di anticipo, e per la prima volta dal 1069, il cosiddetto “Schwarze Null”, il pareggio di bilancio. Insensibili alla richiesta di spingere di più sull’acceleratore della crescita, anche attraverso un aumento dei consumi e degli investimenti pubblici, nel 2014 i tedeschi hanno speso un miliardo di euro in meno del previsto e ne hanno incassati oltre due in più.
Adesso hanno dovuto incassare però anche le conseguenze di tanta testardaggine: secondo le ultime rilevazioni, a gennaio l'indice dei prezzi consumo è sceso dello 0,4 per cento rispetto al gennaio del 2014, mentre gli economisti avevano stimato al massimo un calo dello 0,3 per cento; e dell’1,1 per cento rispetto a dicembre, mese nel quale l’inflazione era rimasta invariata.
Come dire, il governo tedesco ha accettato la deflazione pur di mantenere la linea del rigore, sicuro di ottenere lo stesso un buon risultato per la crescita dell'economia nazionale. La ragione? Semplice: grazie alla forza delle esportazioni e anche a scapito degli altri partner europei. E così è stato: il Pil è cresciuto più del previsto. Ma con l'ennesima violazione degli accordi che il governo di Berlino chiede agli altri di rispettare alla lettera. Basti pensare alle ultime statistiche sulla bilancia commerciale, secondo le quali la Germania ha chiuso il 2014 con un surplus record di 217 miliardi di euro: con questo risultato per l’ottavo anno la Germania ha infranto la soglia massima prevista dall'Ue per il rapporto tra la media dell'avanzo commerciale e il Prodotto interno lordo. E lo ha fatto non solo in barba a tutte le prediche sul rispetto dei patti europei, ma anche di fronte a un’indagine aperta della Commissione, ai suggerimenti del Fondo monetario internazionale di consumare di più e investire di più all'interno, alle richieste esplicite del presidente Usa, Barack Obama, e pur correndo il rischio di essere additata come un Paese prepotente che pretende dagli altri ciò che lui stesso non darebbe mai.
Sarà difficile insomma che la cancelliera Angela Merkel e il ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble rinuncino tanto facilmente ai propri feticci, dato che in parte li coltivano anche sulle spalle degli altri partner europei.
Leave a comment