
Qualche segnale incoraggiante, seppure in un contesto di incertezza, giunge dagli indicatori dell’attività economica. Il fatturato dell’industria, al netto della stagionalità, ha segnato un incremento congiunturale positivo sia a gennaio sia a febbraio (+0,9 e +0,1 per cento rispettivamente, dati destagionalizzati), grazie alla vivacità dei beni strumentali (+2,5 per cento in febbraio) e dei beni intermedi (+1,2 per cento). Segnali più positivi giungono dagli ordinativi dell’industria che in febbraio sono aumentati su base congiunturale dello 0,7 per cento, grazie alla dinamica favorevole registrata dalla componente interna (+1,6 per cento). L’indice della produzione industriale ha registrato un sensibile aumento in gennaio (+1,7 per cento rispetto al livello di fine 2015), cui è seguito un calo contenuto (-0,6 per cento) in febbraio (Figura 1.12).Qualche segnale di ripresa giunge dal settore delle costruzioni: a febbraio l’indice registra un incremento dello 0,3 per cento; nella media degli ultimi tre mesi il volume della produzione è aumentato dello 0,6 per cento. Per quanto riguarda gli scambi con l’estero, in febbraio si segnala un recupero delle esportazioni (+2,5 per cento rispetto a gennaio su dati destagionalizzati) dopo la flessione del mese precedente. L’incremento più sostenuto ha interessato i beni di consumo non durevoli (+3,6 per cento) e i beni strumentali (+3,2 per cento). Al contrario, le importazioni sono rimaste pressoché invariate (+0,6 per cento), con l’eccezione di quelle dei beni strumentali (+2,6 per cento). A testimonianza della fragilità delle dinamiche economiche sui mercati emergenti, a marzo il commercio estero extraUe segna una battuta d’arresto, più marcata per le importazioni (-2,0 per cento) che per le esportazioni (-0,3 per cento).
La crescita dei prezzi appare ancora molto debole. Dopo la temporanea risalita in gennaio (+0,4 per cento), la dinamica tendenziale dei prezzi al consumo è tornata negativa, riportando l’indice armonizzato, nella media del trimestre, allo stesso livello dell’inizio del 2015. In aprile, secondo le stime preliminari, il tasso di inflazione si è ridotto, scendendo al -0,3 per cento dal -0,2 per cento del mese precedente. Al netto delle componenti più volatili, nel primo trimestre del 2016 la crescita dei prezzi al consumo si è attestata allo 0,7 per cento (+0,5 per cento ad aprile la stima preliminare). Il permanere di tendenze al ribasso nelle fasi a monte del processo di formazione dei prezzi rende la ripresa della domanda per consumi insufficiente, da sola, a determinare una risalita dell’inflazione. In assenza di una decisa inversione di tendenza delle quotazioni dei prodotti petroliferi, le spinte sono destinate a rimanere deboli per tutta la prima parte del 2016.
L’andamento del mercato del lavoro è incerto. A marzo l’occupazione cresce dello 0,4 per cento (+90 mila unità), tornando ai livelli di gennaio. I movimenti mensili dell’occupazione determinano, nei primi tre mesi del 2016 una sostanziale stabilità del livello degli occupati. L’unica componente che mostra una crescita congiunturale rilevante è quella dei dipendenti permanenti, che crescono dello 0,5 per cento sui tre mesi precedenti. Il numero delle persone in cerca di occupazione si riduce del 2,1 per cento e il tasso di disoccupazione scende all’11,4 per cento, in calo di 0,3 punti percentuali su febbraio, sintesi di una riduzione sia tra gli uomini (-0,2 punti percentuali) sia tra le donne (-0,3 punti percentuali). Il tasso di inattività per la classe 15-64 anni diminuisce di 0,1 punti percentuali. Nei primi mesi del 2016 si osserva una progressiva attenuazione della dinamica retributiva che, per la componente contrattuale, scende per la prima volta sotto l’1,0 per cento. Il rallentamento riflette anche aspettative di inflazione contenute.
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